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Le cure domiciliari aumentano e funzionano

07/07/2012


Continuare a ricevere a casa l'assistenza necessaria dopo un incidente o un ictus, oppure se si soffre di una malattia cronica o non si è più autosufficienti.
Potendo scegliere, gli italiani preferirebbero essere curati tra le mura domestiche. E, laddove sono presenti, le cure domiciliari funzionano davvero.A segnalarlo è un recente rapporto realizzato dall'Osservatorio sulle Cure a Casa della Fondazione Istud, in collaborazione con la Confederazione delle associazioni regionali di distretto (Card) e Cittadinanzattiva. All'indagine hanno partecipato più di duecento cittadini e i distretti sanitari di 15 Regioni, soprattutto del Centro Italia. Circa il 93% dei distretti interpellati dichiara di fornire assistenza domiciliare integrata, l'87% assicura dimissioni «protette» al paziente, cioè la continuità dell'assistenza gratuita dopo la fase acuta curata in ospedale e, nei distretti più virtuosi, uno su tre, si forniscono anche prestazioni complesse: dalle cure palliative in fase di fine vita all'assistenza ai malati oncologici e a chi ha una disabilità motoria o neurologica.«La casa rimane il luogo ideale in cui ricevere trattamenti medici, terapie o cure di riabilitazione da personale qualificato — riferisce Maria Giulia Marini, direttore dell'area sanità della Fondazione Istud —. I cittadini sarebbero disposti anche a pagare un contributo al Servizio sanitario pur di evitare il ricovero in ospedale». «Nel loro ambiente consueto i malati cronici e non autosufficienti stanno meglio, si sentono meno soli e si allevia così anche il peso della malattia e la sofferenza — aggiunge Francesca Moccia, coordinatrice del Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanzattiva —. In un contesto di costante aumento degli anziani, e quindi delle patologie croniche correlate con l'invecchiamento, i cittadini non devono sentirsi abbandonati: per questo, quando serve, hanno bisogno di assistenza continua e di tutto il supporto necessario, anche psicologico».Non più pazienti da «trattare», quindi, ma da «prendere in carico» in base alle loro necessità. «Se fino a pochi anni fa per assistenza domiciliare s'intendeva il medico che fa la visita a casa o l'infermiere che va a somministrare la terapia, oggi in molti casi l'ospedale, quando deve dimettere il paziente, concorda le dimissioni con il servizio territoriale di cure domiciliari» sottolinea Marini. E a prendersi cura dell'assistito è un’équipe multidisciplinare, composta da medici, infermieri, operatori socio-sanitari, psicologi. «Come rileva il rapporto, accade sempre più spesso, non ancora dappertutto, che il distretto sanitario abbia un ruolo centrale nell'organizzare le cure a casa - conferma Gilberto Gentili, presidente di Card, che raggruppa le associazioni dei distretti — . Tuttavia, per facilitarle occorrono canali di comunicazione ancora più efficaci».Anche se le cure domiciliari si stanno diffondendo, secondo il rapporto sono ancora inadeguate in alcune regioni. «Il Nord e il Centro "viaggiano" più in fretta — afferma Gentili —, ma alcune regioni del Sud, come Puglia, Campania e Sicilia, stanno recuperando». Altre note dolenti segnalate dall'indagine riguardano la telemedicina, che aiuterebbe a seguire i pazienti a distanza (è attivata solo in un distretto su quattro); la carenza di personale, soprattutto di infermieri; la scarsa integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali, confermata anche dall'assenza quasi totale di convenzioni tra distretti e Comuni per reperire assistenti familiari o badanti.

Fonte Corriere
A Cura di Maria Giovanna Faiella


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